Chiàcchiera:Roberto Murolo

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. A noi interessa però quel mondo speciale che ha avuto in Roberto Murolo la massima espressione storica. Ben prima di lui si ebbero altri che cantarono accompagnandosi con la chitarra come l'Altavilla oppure" 'O piattaro" oppure "'O zingariello" che seguì un Wagner estasiato dalla bellezza del suo canto, e dalle canzoni del tardo settecento ed ottocento che egli interpretava in modo, si legge, magistrale. Ma la fioritura più variopinta e fragrante si ebbe a cominciare dal primo dopoguerra 1945-46 con Roberto Murolo appunto, Armando Romeo, Ugo Calise, Amedeo Pariante, ed altri che pur non essendo napoletani alle nostre canzoni attingevano, per il loro repertorio internazionale. Ritengo che a questa schiera di artisti si debba molta riconoscenza per il meritorio lavoro che hanno svolto. Essi portarono in tutto il mondo la Canzone Napoletana, non solo rinverdendone il ricordo in tutti i nostri connazionali espatriati, ma facendone conoscere la bellezza anche a chi nostro connazionale non era. Per anni la rappresentatività della musica italiana è stata affidata alla Canzone Napoletana, che da sola è riuscita a mantenere il prestigio musicale di tutta la Nazione, la "patria del bel canto". Era quasi obbligo anche di tutti i cantanti lirici eseguire brani napoletani alla fine dei loro concerti, o delle opere liriche che li vedeva interpreti insuperabili. Torniamo però alla chitarra ed al suo più celebrato cantore. Egli era nato il 19 gennaio 1912, ma fu dichiarato il 23. Fu costretto allora a festeggiare il suo genetliaco in quella data, ma se ne rammaricava molto perché gli cambiava il segno zodiacale. Pur essendo figliolo di cotanto padre, il poeta Ernesto Murolo, ed avendo vissuto nelle atmosfere dei vari Di Giacomo, Russo, Capurro, Bovio e quanti altri passavano nella casa paterna, amava, forse in una naturale contrapposizione al padre, la musica straniera. Così col quartetto MIDA partì per lande straniere a cercare fortuna. Tornerà in Italia nel 1946, dove sciolto il quartetto, comincerà una nuova carriera da solista. Fu prima a Bologna, poi a Roma ed infine, su sollecitazione del fratello Massimino approdò a Capri al Tragara club. Atmosfere internazionali e Roberto fu vincente, grazie anche all'esperienza che aveva maturato nei tanti anni di tournèe all' estero. Il suo repertorio internazionale era apprezzatissimo, però ben presto si rese conto che esso necessitava di un ampliamento. Le Canzoni di Napoli. Così ne mise in repertorio alcune del padre ma anche dei grandi autori che aveva conosciuto personalmente. Canzoni di cui, forse, aveva assistito persino alla nascita. E figliolo di cotanto padre, come avrebbe potuto esimersi dal cimentarsi in prima persona nella composizione di canzoni napoletane? Vennero allora alla luce le sue canzoni: "O ciucciarielo" "L'impiegato" "Semplicità". Nasceva forse anche il primo cantautore italiano. A lui si deve però anche l' affermazione di tanti altri brani di autori suoi contemporanei. "Nu quarto 'e luna" di Oliviero presentato alla "Canzone del mare " a Capri, in una magica notte estiva del 1951 da Renato Carosone, diventa un suo cavallo di battaglia, così come"Scalinatella" "Aggio perduto 'o suonno", "Quanno staje cumme""Me so mbriacato 'e sole" e tante altre romantiche e commoventi che gli fecero guadagnare il grazioso soprannome di "Murolo del piantolo". Ormai padrone del campo, catalizzava milioni di ascoltatori nei pomeriggi radiofonici col suo quarto d'ora. Noi giovani "apprendisti" cantanti-chitarristi ascoltavamo in religioso silenzio quella voce e quella chitarra, per carpirne tutti i segreti. Signorilità nell'espressione, dolcezza nella voce, semplicità e pulizia della melodia e piena comprensibilità dei testi. Queste le particolarità più evidenti, ma alle spalle penso che un ruolo predominante per la sua formazione lo abbia avuto l'essere vissuto a contatto con i più Grandi della Canzone nostra . Sul finire degli anni cinquanta e gli inizi degli anni sessanta, il colpo di genio. Nasce la "Napoletana"la monumentale Opera discografica da lui firmata che lo proietta nella storia musicale napoletana. Già caposcuola, con questa sua, diventa il punto di riferimento, il baluardo, il portabandiera, lo scudo protettivo, l'essenza della vera Canzone Napoletana. A lui, da quel momento, faranno riferimento tutti coloro che vorranno sia cantare che ascoltare in modo compiuto, ma semplice allo stesso tempo, i capolavori di quel nostro passato musicale. Dopo il 1954 Roberto ebbe un momento di riflessione su quella che sarebbe dovuta essere la sua storia di artista. Tanto da essersi appartato, e distaccato dalla vita pubblica, ma non dagli "amici". Tra questi, Alberto Continisio, noto chitarrista di quegli anni, il quale lo affiancava spesso nelle serate vip napoletane, gli suggerì di leggere alcune canzoni pubblicate nella raccolta del De Meglio, per i tipi della Ricordi. Era questa una summa di brani del Settecento e dell'Ottocento, che, non più proposti, erano quasi scomparsi dalla memoria della gente. Così si fece strada l'idea di riportare in luce alcuni di quei capolavori del passato. Nascevano i primi sei LP contenenti otto brani ciascuno, quarantotto brani in tutto. Nuove proposte nel panorama musicale allora di moda; quelle incisioni datano 1955-56. Murolo si accorse subito che quell'esperienza era predestinata ad un grande successo e fu questo che gli dette la forza di uscire da quell'empasse, da quel torpore artistico in cui era caduto. Si pensi che era giunto addirittura a pubblicare alcune sue canzoni con lo pseudonimo di De Giuseppe. Superato però il momento critico e con la nuova vitalità che gli venne proprio dalla pubblicazione della citata breve Antologia, presentò al "Festival di Napoli" una sua canzone "Torna a vucà"che giunse in finale. Il ghiaccio era rotto. L'anno successivo, 1959, lo vinse il "Festival di Napoli" con "Sarrà chi sa" scritta in collaborazione con Renato Forlani. Iniziò anche la definitiva registrazione e pubblicazione della "Napoletana". Per la costruzione dell'Opera, composta di 161 brani, fu fondamentale la collaborazione del chitarrista Eduardo Caliendo, che firmò anche le elaborazione di tutte le canzoni dei primi quattro album. Questo lo dico perché ha una importante rilevanza storica. Me ne accorsi quando a distanza di anni mi accinsi a registrare la mia "Antologia ". Riscontrai allora che molti dei brani facenti parte della "Napoletana" di Murolo, non erano conformi alle stesure originali. Ne parlai con lui, ed egli mi confidò: che quella era stata in realtà una scelta di Caliendo, che preferì, per le canzoni di "pubblico dominio", la elaborazione; ossia la sostituzione di alcune note musicali. La qualcosa, però, non ne modificava ne lo spirito ne l' intenzione degli autori originali. Per la stesura dei commenti alle canzoni che sono contenute nella raccolta, Murolo si avvalse della collaborazione qualificatissima, di Max Vajro, che però gliene lasciò la primogenitura Ma cosa significò,ed ancora oggi significa, la presenza di questo documento storico nel mondo musicale. Esso, a mio avviso é l'iniziale punto di riferimento, di conoscenza sonora della storia della Canzone Napoletana. Come già ebbi a scrivere: ad esso si sono riferiti la gran parte degli artisti che si sono voluti relazionare col repertorio napoletano. I suoi contenuti, di altissimo valore artistico, e di estrema semplicità di esposizione, sono serviti sia alla diffusione che alla conservazione del nostro patrimonio melodico più qualificato. La “Napoletana” fu solo il primo momento della rivisitazione del nostro passato musicale. Infatti a seguire registra quattro monografie dedicate a grandi del passato. e poi apre un’altra porta sul passato con i due LP di “Come rideva Napoli”. Egli prevenne e forse indirizzò, quella schiera di cantanti comici o macchiettisti, che ancora oggi trovano vita facile “cu ‘na risa e ‘na pazzia”. Siamo negli anni 65-66 e sembrerebbe che ormai sia stato detto tutto su Napoli. Invece ecco: che quasi ad anticipare l’imminente 68, momento topico della contestazione giovanile, Murolo presenta una monografia su Raffaele Viviani. Viene scoperto allora anche dalla sinistra. Si perché nel frattempo si era provveduto a snaturare il Viviani di” Inno al Duce”(1930), e complice la sua visione teatrale e poetica del mondo proletario, lo si era integrato negli intellettuali di sinistra. Murolo viene allora invitato ad esibirsi in quei teatrini d’ avanguardia così cari ai movimenti della sinistra parlamentare ed extraparlamentare. Ed egli va e vince. Impone la sua musica anche in quegli ambienti abituati a cantare al suono delle tammorre e delle pur valorose e contestatrici NCCP. In quel momento il mondo artistico tradizionale della Canzone napoletana fu allora totalmente assente. La Canzone Napoletana sopravvissuta quindi a se stessa, grazie ad un gruppo minoritario di cantanti-chitarristi e di orchestrine che ne tennero alto il buon nome, resterà presente nel caotico nuovo mondo musicale mondiale. Molto, se non tutto, lo si deve proprio alle Opere di Murolo fonti inesauribili di quel repertorio specifico, a cui tutti fecero riferimento saccheggiandolo. Ecco cosa ha significato Murolo, il suo grande carisma e la sua vita di artista. Grande Artista. Unico. Carlo Missaglia